| Chiusura temporanea della mensa Comunicato stampa del 18/VI/2001 Rassegna stampa di giugno |
Il centro ascolto di via Rialto ha raccolto i problemi di 7mila stranieri
da La Repubblica, 2001 luglio 5
STRANIERI, ma anche estranei a Bologna. La città li accoglie, ma non li integra nella propria vita culturale e sociale. L'ultima barriera, nella vita a ostacoli di chi è immigrato, è culturale e pesa quanto l'angoscia di non trovare casa: l'isolamento, il pregiudizio. Paola Vitiello, responsabile del Centro di ascolto per immigrati, la chiama «fatica di sentirsi accolti nella nostra realtà». Certo, qui come in altre città. Ma il giudizio della Caritas, che ieri ha presentato i dati del 2000 sull'immigrazione, non lascia comunque tranquilli.
L'osservatorio è il Centro di ascolto per immigrati di via Rialto che in nove anni, dal 1990, ha raccolto i problemi di più di settemila stranieri. L'anno scorso obiettori e volontari hanno seguito 839 persone straniere, di cui 418 famiglie, provenienti da 64 Paesi diversi. Un mosaico a colori, dove sempre più sono prevalenti, rispetto al passato, i volti di chi arriva dall'Est: 67 immigrati dalla Romania, 62 dalla Moldavia, 55 dalla Ucraina, 53 dall'Albania. «Incontriamo soprattutto donne con figli, famiglie» dice Paola Vitiello. Le situazioni più drammatiche sono delle ragazze costrette alla prostituzione. «Ma il dramma è anche quello delle donne clandestine sole con bambini: per loro non vediamo futuro». Il problema più grosso rimane la ricerca di una casa: «C'è un pregiudizio così forte rispetto all'affitto da bloccare tanti percorsi positivi di integrazione» afferma la responsabile del Centro di ascolto. Da chi non affitta agli stranieri a chi «spara prezzi vergognosi per dei tuguri». E poi c'è il problema della clandestinità, gli «invisibili» ai servizi sociali che bussano alla porta del Centro: solo il 58 per cento, al momento dell'arrivo, ha in tasca un regolare permesso di soggiorno. E chi ha lavoro, casa e famiglia? Si scontra con la diffidenza. Un muro. «L'altro giorno ero sull'autobus per Vignola, è salita una donna straniera con un bambino, ho sentito commenti terribili: 'qui ci invadono', 'ma cosa vogliono'» racconta Paola Vitiello. «Mi ha fatto male sentirli, oltre all'accoglienza dobbiamo darci da fare per far capire ai nostri cittadini il fenomeno dell'immigrazione, fa paura una società che dà un messaggio di diffidenza verso l'altro, è ora di finirla con gli stereotipi, i pregiudizi». La responsabile Caritas guarda ai tanti incontri positivi che avvengono al Centro di ascolto, grazie ad operatori «che hanno la passione per le persone». «Abbiamo bisogno di una città più attenta a cogliere i segnali di fatica degli immigrati. E basterebbe poco, solo relazioni di buon vicinato». Anche perché il condominio multietnico sta crescendo: gli stranieri residenti in provincia di Bologna a fine dicembre, secondo una stima della Caritas, sono trentamila e 660, oltre 113 mila sono quelli residenti in Emilia Romagna.
Ilaria Venturi
Per i ritardatari solo un panino
Si allarga l'emergenza dopo la chiusura della "cucina" in Santa Caterina
da La Repubblica, 2001 luglio 4
Per chi arriva tardi - dopo le undici e trenta - c'è un sacchetto di carta bianca con un panino (con mortadella o formaggio). Per gli altri, quelli che si presentano al convento dei frati minori puntualmente, ci sono un piatto di minestra calda e un secondo. «Ormai siamo sommersi», dice l'uomo che fa il servizio di portineria. La mensa della Caritas in via santa Caterina è chiusa da appena due giorni, ma all'Antoniano è già emergenza. «Prima venivano qui a mangiare settanta persone, adesso sono già centotrenta».
Quasi tutti giovani, coloro che vanno a mangiare «il pane di Sant'Antonio». Quasi tutti stranieri, soprattutto albanesi, kosovari e slavi. Fra gli italiani ci sono soprattutto coloro che hanno problemi di alcolismo e qualche giovane tossicodipendente. I «poveri» - soprattutto anziani che mettono la loro pensione nell'affitto e poi non hanno i soldi per fare la spesa tutti i giorni - sono ormai pochissimi.
L'assalto all'Antoniano era prevedibile. Ora che la mensa serale è chiusa, si cerca di rimediare almeno un pranzo. La macchina dei «buoni pasto» deve ancora mettersi a pieno regime. Ma coloro che ricevono le 13.000 lire del ticket sono la minoranza, fra i frequentatori di Santa Caterina. La mensa serviva duecento pasti, i buoni pasto sono meno di cento. Quasi nessuno dei possessori dei tagliandi è stato visto nei self service del centro. Qui un primo piatto, secondo e contorno costano sulle ventimila lire, e quelli che vivono con il ticket con tredicimila lire debbono organizzarsi pranzo e cena.
I reduci di Santa Caterina sono rimasti anche senza i ticket del Comune
da La Repubblica Bologna, 2001 luglio 3
<www.repubblica.bologna.it/archivio/20010703/cronaca/05poverini.html>
Una giornata all'insegna dell'arte di arrangiarsi quella di domenica scorsa, per le oltre 200 persone che, fino al giorno prima, usufruivano della mensa Santa Caterina. Il passaggio di consegne per la cena dei poveri dalla Chiesa al Comune, ma soprattutto il ritardo di quest'ultimo nella consegna dei buoni pasto che sostituiranno per due mesi il servizio della Caritas, ha creato non pochi problemi agli sfortunati utenti, molti dei quali sono andati «a letto senza cena». Ma c'è stato anche chi è rimasto a stomaco vuoto per una giornata intera, costretto a «saltare» anche il pranzo. il caso di quanti hanno trovato chiuse le porte della mensa dell'Antoniano, (come accadrà ogni domenica di luglio, e per l'intero mese di agosto), e non sono riusciti a procurarsi un pasto, neppure da asporto, in nessun altro modo. Un digiuno durato 24 ore, aspettando la distribuzione dei fatidici ticket, iniziata nella mattinata di ieri, presso i centri di via Santa Caterina e via Rialto. Tra gli ex commensali della Caritas, reduci dalla «drammatica domenica», c'era anche Giuseppe: «Ieri ho fatto come meglio ho potuto - spiega mentre aspetta il suo turno per ritirare il blocchetto di buoni settimanale - sono stato fortunato perché mi hanno aiutato degli amici». Anche Piera, compagna di sventura di Giuseppe, alle 12 di ieri aspetta paziente i suoi ticket: «Mi sono arrangiata con dei panini che avevo in casa, altrimenti non avrei messo niente sotto i denti». Le paure di Mario, invece, sono più a lungo termine: «Se non si troverà una soluzione per agosto, allora sì che sarà un problema, mi chiedo come faranno tutti coloro che sono rimasti esclusi dall'assegnazione dei buoni pasto». E sono in tante, più di 100, le persone bisognose che, nel mese più torrido dell'anno, senza ticket e con la mensa dell'Antoniano chiusa, dovranno pensare a come sopravvivere. Preoccupati anche responsabili e operatori dei centri d'ascolto, che sono stati «costretti a fare una selezione tra i loro assistiti». In base a quale criterio? «Sono state scelte le persone che hanno intrapreso con la Caritas un percorso di recupero più ampio - spiega Maura Fabbri, responsabile del centro di Santa Caterina - d'altronde, data la scarsa disponibilità di buoni, non potevamo fare diversamente». Una selezione poco cristiana, dunque, ma, a quanto pare, inevitabile. Preoccupata Maura Fabbri, ma anche perplessa, sia per il ritardo nella consegna dei buoni, che, come specifica, «non è stato motivato», che per la decisione dall'Assessorato alle Politiche sociali di ridimensionare il numero dei buoni: «Da 7000 in tre mesi sono diventati 5000 in due mesi. Abbiamo fatto presente che la copertura dei 90 giorni era fondamentale, ma il Comune ha preso comunque la sua decisione. Ad agosto saranno tutti in ferie, e a settembre, saremo punto e daccapo». Intanto, è al vaglio una soluzione complementare, o alternativa, il «dirottamento» nelle mense di alcune aziende, degli assistiti di Santa Teresa. «Un'ottima idea - commenta don Giovanni Nicolini della Caritas - che favorirebbe la socializzazione ma anche il recupero dei casi più problematici».
Amelia Esposito
La protesta
da La Repubblica Bologna, 2001 luglio 3
<www.repubblica.bologna.it/archivio/20010703/cronaca/05asinello.html>
I clochard di via Carracci potranno rimanere nei locali che li ospitano fino al 30 luglio. È l'esito dell'incontro ieri in Comune tra una delegazione di senza tetto e l'assessore alle Politiche sociali, Franco Pannuti. Il faccia a faccia è stato deciso in seguito alla protesta di un gruppo di trenta persone di via Carracci, arrivato in piazza del Nettuno alle 9 allarmato per lo sgombero dei locali, previsto per la metà di luglio.
Ma gli ospiti del Rifugio (un centinaio, tra ammalati, ex carcerati e tossicodipendenti, ma anche persone che lavorano regolarmente) sono preoccupati perché vorrebbero più garanzie sul posto in cui verranno trasferiti e su quanto dovranno restarci. Bruno Pizzica, della Cgil, impegnato nella causa dei senza tetto, rassicura: «Una metà dovrà spostarsi solo di pochi metri, in un'altra ala della struttura, mentre 35 persone dovrebbero dormire nell'ostello di San Sisto, e questo, in teoria, non oltre dicembre, ossia a lavori di ristrutturazione del Rifugio ultimati».
da Il Resto del Carlino, 2001 luglio 1
Apprendo con preoccupazione della chiusura da luglio della mensa di S. Petronio. Certo la presenza di circa duecento persone può creare situazioni difficili nella zona. Ma accade anche in altri quartieri come il Savena e nessuno pensa di chiudere i servizi per chi ha più bisogno. Ha ragione il presidente della Caritas, quando dice che sono diminuiti i luoghi del volontariato che offrivano cibo, ma chiudere il più importante centro di riferimento per queste persone mi sembra peggiorare ulteriormente la loro situazione. Per esperienza personale credo che la distribuzione dei buoni pasto, ancorché effettuata in varie zone della città per evitare l'assembramento di tutti quelli [sic] emarginati in uno stesso luogo non dia una rispota positiva. Voglio vedere in quali pubblici esercizi queste persone potranno spendere il loro buono.
Caro sig. Armaroli, provo a riprendere ancora una volta le varie e complesse ragioni che hanno portato alla decisione di sospendere brevemente il servizio della Mensa S. Petronio. Innanzitutto una sosta, non la chiusura. Lei non ha idea quante parole inutili, non vere e cattive, abbia provocato lo stile mistificatorio e provocatore dei vari organi di informazione, purtroppo non disgiunto da uno spirito di violenza e e [sic] di rissa, opposto allo spirito della verità e della pace. Lei non ha idea di quante aggressioni mi siano giunte da amici cristiani, impegnatissimi a sorvegliare che gli altri facciano bene e pronti a denunciare e condannare.
La Mensa si ferma perché coloro che fedelmente vi operano come volontari, obiettori in servizio e operatori, ritengono che bisogna individuare un volto di questo servizio che corrisponda al fine che la «Mensa della Fraternità» si è data fin dall'inizio, quello di essere un segno della fede ecclesiale e della carità espressa come attenzione affettuosa verso i più piccoli. Un volto familiare dove le persone non vengono accolte solo per «dargli da mangiare» ma perché possono trovare la gentilezza di un dialogo, la consolazione di una solidarietà per le loro tristezze, un cammino di riscatto e di recupero della dignità e della pace: un'amicizia cristiana. Certo, una grande e problematica città come Bologna deve prevedere nel suo tessuto di civile convivenza un servizio di emergenza: per il mangiare, per il dormire [NdR: è di questi giorni la chiusura del dormitorio -aperto eccezionalmente nello scorso inverno- di via Fioravanti/Carracci] e per altre necessità. Per questo, abbiamo segnalato il problema all'amministrazione comunale. La soluzione dei buoni pasto presenta purtroppo problemi anche molto più gravi di quelli che lei segnala. Speriamo si tratti di un inizio, verso soluzioni più adatte e più stabili. Per quanto tempo resterà sospeso il servizio della Mensa S. Petronio? Ho preferito chiedere ad amici e collaboratori di non fissare una data per non mettere limiti e ostacoli a quest'opera di ripensamento e rinnovamento. Confido si tratti di un tempo sorprendentemente breve. Cordialmente.
don Giovanni Nicolini
©2001 by Centro san Petronio <http://digilander.iol.it/elam/csp>
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A cura di Basello Gian Pietro <elam@elamit.net>
san Giovanni in Persiceto, 09/VII/2001