Centro san Domenico, martedì 14 novembre 2000 ore 21
Ieri sera, un incontro e una lezione da ricordare. Un incontro con due studiosi seri e preparati, una lezione su come la storia possa e debba aiutarci a capire e a vivere il presente.
Presento i miei appunti, riordinando un po’ i temi affrontati, con la speranza di riuscire a riportare il pensiero dei relatori. Ogni imprecisione storica è sicuramente mia. Sono stati citati molti eventi storici, inquadrandoli bene e spiegandone le circostanze; purtroppo non ho annotato sempre tutti questi dati. Purtroppo ancora non ho tempo di inserire rimandi interni ed evidenziazioni...
G.P.B.
Distinguere il fatto religioso da quello socio-culturale. Un conto è l’Islam, un conto il problema dell’immigrazione su cui sicuramente bisogna confrontarsi e discutere.
Esiste da lungo tempo un'Islam italiano. Io sono musulmano ma sono anche italiano.
Due forze: una tende alla conservazione, l'altra all'evoluzione.
L'uomo ha bisogno di ambedue per conservarsi ed evolversi. Per un credente poi, possiamo dire che c'è una forza esterna divina che toglie all'uomo il peso della scelta, spingendo avanti la storia.
Qualche accorgimento: non fidarsi sempre delle fonti autorevoli.
Siamo di fronte a cambiamenti inarrestabili. Non è detto che debbano portare conseguenze negative, anzi. E’ difficile essere interpreti di un destino futuro che ci coinvolge tutti.
Innanzitutto il concetto di purezza di razza, cultura, nazione etc. non resiste allo studio della storia. Ogni razza, cultura etc. è bastarda in quanto ogni cultura prende elementi da altre culture, magari dandogli un volto nuovo. Questo fatto non ci dispiace, anzi, ci arricchisce.
Per esempio, quanto hanno influito sulla nostra identità italiana i barbari. Tante parole del nostro vocabolario sono longobarde, ad esempio. I barbari in fondo non erano per niente barbari.
Lo stesso i musulmani: le relazioni con i musulmani sono state continue, spesso pacifiche. Buona parte della nostra cultura è in fondo nata dai contatti commerciali e culturali con i musulmani. Tantissime parole italiane sono di origine araba. C'è sempre stato scambio reciproco.
Sul presente spesso perdiamo questa visione prospettica.
Cerchiamo di capire perché tanti musulmani vengono in Italia: non è forse per colpa della spietata politica coloniale degli stati europei in passato? Sfruttamento cieco che ha portato grande povertà.
Per cui la nostra società apprezza il lavoro in nero dell'immigrato purché "non si integri". Una società in cui non si fanno più figli.
L'Europa di domani non sarà come la vogliamo noi.
Una nota: l'aggettivo islamico si riferisce alle cose, musulmano alle persone.
Il concetto di nazione (per cui ogni popolo deve avere la sua terra, il suo stato) nasce nel romanticismo ed è ormai superato. Anche perché si può procedere all’infinito nello sminuzzare ogni stato europeo in tante nazioni. Oggi abbiamo stati in cui devono convivere più realtà culturali ed etniche.
Una civiltà è autentica proprio in quanto è bastarda.
Un proverbio persiano dice che per capire le cose bisogna guardare il tappeto (il creato) dall’altra parte, quella dell’intreccio. Noi ovviamente ci stiamo sopra e non riusciamo a sporgerci per guardare sotto.
Quando pensiamo alla storia ci illudiamo di pensare al passato. In realtà partiamo sempre dal presente e la interpretiamo sempre secondo le categorie del presente.
Semplice frase "gli egiziani antichi credevano in più dei" utilizza vari anacronismi. Nella religione egizia non si può parlare di "credere" e di "fede" come per la religione islamica o cristiana. Tuttavia è un’approssimazione che serve come base di partenza per poi approfondirne la conoscenza.
Europa: realtà geostorica culturale dinamica (non è solo un continente). Parliamo delle popolazioni che hanno popolato l’Europa sentendosi parte di essa, riconoscendosi in essa.
Gli arabi già qui hanno altre categorie: non parlano di continenti ma di fasce climatiche.
Secondo recenti studi Europa viene da "occaso" cioè "tramonto" mentre Asia da "alba" in base a radici accadiche.
Si parla molto di identità e si va a caccia di identità. Se l’identità è forte nessuno si interroga sulla propria identità. Questo accade proprio quando la propria identità è debole.
E’ un’assurdità pensare che un’identità possa essere minacciata dall’esterno. Magari potranno essere minacciati fisicamente dall’esterno quegli uomini che si riconoscono in un certa identità. Un’identità può essere minacciata solo dall’interno.
La straordinaria esplosione dell’Islam nel VII sec. d.C. non ha eguali nella storia del mondo. Bisogna però inquadrarla storicamente: coincise infatti con una profonda crisi dell’impero persiano a oriente e dell’impero bizantino ad occidente. Molti musulmani erano in realtà ex-mazdei (zoroastriani) o ex-monofisiti, nestoriani e altri eretici cristiani. L’impero bizantino era molto repressivo e aveva sempre oppresso vigorosamente questi eretici; i musulmani in pratica li "liberano" da questo pesante giogo. I musulmani arrivano e parlano ai cristiani: considerano Gesù un profeta, si dicono figli di Abramo, hanno un grande rispetto per Maria. E’ un luogo comune dire che l’affermazione dell’Islam era affidata alla "spada".
Bisogna ridimensionare il mito della battaglia di Poitiers (732-733, l’anno non è sicuro) [nel cuore della Francia, il carolingio Carlo Martello vince gli arabi]. Nessuno parla invece di Leone III Isaurico, imperatore di Bisanzio, che fermò l’Islam in Anatolia [credo nel 740]: non se ne parla perché era un cristiano "sospetto" (era iconoclasta).
Lo stesso vale per la "grande vittoria cristiana di Lepanto" [1571, toglie la supremazia navale nel Mediterraneo ai turchi]: la spinta musulmana era ormai esaurita in ogni modo. L’unico davvero contento fu lo shah di Persia, un altro musulmano, che vedeva indebolito il suo oppositore più occidentale.
Bisogna recuperare la sacrosanta complessità della storia. Andate a vedere: anche un semplice Bignami vi confermerà che le cose che sto dicendo sono dati elementari che si intrecciano dando un complesso panorama. Questi dati elementari vengono spesso ignorati solo perché ci sono degli interessi che spingono a creare un nemico immaginario.
Vi fu una Retorica (intesa anche in senso positivo) cristiana anti-musulmana a livello di massa. In realtà, a livello diplomatico, vi furono sempre ottimi rapporti fra il papa e le autorità islamiche [Cardini cita nomi ed esempi che non ricordo]: nell’XI sec. lettere del papa parlano di "amicizia fra i figli di Abramo". Pensiamo poi al commercio in oriente: per commerciare bisogna andare d’accordo!
I secoli XI-XIII sono l’età d’oro degli scambi culturali fra cristiani e musulmani, con un rilevante contributo di ebrei e bizantini.
I musulmani ci hanno ridato una grande parte della nostra cultura occidentale greca che in Europa era andata persa. Non è vero che siamo figli solo dei greci e dei latini. Pensiamo alla nostra cultura cristiana: Gesù in fondo era un ebreo! Sarebbe quindi una cultura per niente europea! E pensate a come sia stata ben assimilata nella nostra identità culturale questa cultura non europea.
La stessa Divina Commedia di Dante trova un forte parallelo nel "libro della scala", un libro arabo che arrivò in Italia per vie traverse proprio in quel periodo.
Sia presso cristiani che musulmani, in certi momenti si riduceva l’altra religione ad un nemico immaginario, tirato fuori dalla scatola quando serviva.
Infine, non mi piace parlare di tolleranza. Mi sembra una limitazione. Meglio parlare di amicizia, comprensione e condivisione. Il punto è che conoscendosi si finisce per forza con l’apprezzarsi e scoprire che la distanza che ci separa non è poi così ampia.
La nostra identità è il risultato di un preciso progetto nato 50 anni fa, quello di non avere più guerre in Europa. Insomma, almeno per questo bisogna ammettere che l’obiettivo è stato raggiunto. [ognuno in fondo ha la sua idea della nostra identità, e in fondo non è che ogni idea escluda l’altra, ma forse tutte insieme formano la nostra identità]
1. [lungo discorso senza porre alcuna domanda] Nessuno qui ha detto che l’energia positiva dell’Islam si esaurisce con gli Ottomani. L’Islam non ha vissuto l’illuminismo. Quando io incontro un francese o un tedesco, io mi sento a mio agio, incontro dei fratelli. Ma quando incontro un "uomo del pianeta Marte" non posso pensare alla stessa cosa. Io sono orgoglioso di essere europeo e di essere figlio dell’illuminismo.
C. Gli Ottomani hanno assorbito la tradizione repressiva bizantina. Così facendo però si sono avvicinati all’occidente.
2. Non avete parlato della discriminazione della donna presso i musulmani.
S. Innanzitutto lo chador non è prescritto dal Corano. Certo alcuni stati musulmani lo impongono. Ma prima di tutto vorrei che rispondesse una donna a questa domanda. Molte donne musulmane sono contente di portare lo chador come era usuale per le donne italiane cristiane fino a poco tempo fa portare il fazzoletto in testa. Il Corano parla di uno spazio di rispetto che è stato poi concretizzato con lo chador, mutuandolo peraltro da usanze cristiane medioevali. Nel 1882 un musulmano scrive un libro intitolato "la liberazione delle donne", libro che fece molto discutere.
Nessun musulmano in Italia si sogna di chiedere la poligamia, peraltro ormai in disuso anche negli stati musulmani. Personalmente credo poi che lo stesso Corano la vieti. Notate che gli stati musulmani più "antidemocratici" sono gli amici degli USA e dell’Italia (Egitto, Arabia etc.). Ci sono anche qui degli interessi economici e politici.
Ma come musulmano è mio pieno diritto essere in disaccordo con queste imposizioni. Come musulmano posso e devo sostenere che la pena di morte è sbagliata (pena di morte praticata poi non solo in certi stati musulmani ma anche negli USA). L’Islam è tante cose e c’è spazio per tante cose. L’integralismo ne è comunque una piccola parte nata peraltro in reazione all’occidente. L’Islam ci consente di essere moderni e di affrontare le sfide della modernità.
I musulmani italiani (io faccio parte del consiglio della comunità islamiche in Italia, composto da 14 membri) sono pronti a discutere. Noi possiamo vivere in uno stato non musulmano (dovrei emigrare solo se lo stato mi impedisse di credere in Dio). Chiediamo solo alcune cose: la possibilità di pregare in certi orari e di poter rispettare le nostre norme alimentari nelle mensa pubbliche. Su questi punti peraltro si sono già raggiunti vari accordi.
Noi siamo per uno stato laico. Assolutamente. Anzi, è la migliore garanzia perché noi possiamo continuare a vivere in Italia e condividere i nostri valori e le nostre risorse con gli italiani, cristiani compresi, in un rapporto di dialogo e confronto schietto ma sereno.
3. Nessuno di voi ha parlato del massacro di cristiani armeni ad opera dei musulmani.
S. Non è necessariamente l’Islam il motore delle stragi degli armeni.
C. Infatti dobbiamo chiederci: chi ha massacrato gli armeni? Degli irregolari bosniaci. Che era successo? Il congresso di Berlino [1878], mediato da Bismarck, spedisce i musulmani dei balcani in Turchia. Così un gruppo di bosniaci musulmani dovette andarsene a Costantinopoli. Qui furono spediti in Armenia da parte delle autorità turche: avevano avuto la terra, nessuno si importava se c’erano già gli armeni. I musulmani bosniaci da vittime divennero carnefici. Anche qui quindi ci furono interessi politici.
Inoltre si parla poco di questo massacro perché –dispiace dirlo ma bisogna dire come stanno le cose- gli ebrei cercano di tacere tutte le altre stragi per non svalutare la shoah.
4. Avete sempre parlato di Europa ma non avete identificato l’Europa con la cultura cristiana.
C. La cultura cristiana ha svolto un ruolo fondamentale in Europa e l’ho sottolineato più volte. Le identità sono dinamiche. Io mi sto impegnando per formare una coscienza patriottica europea.
Riguardo la separazione fra stato e chiesa: sono due categorie della nostra cultura non applicabili a quella islamica. Tutto qui. Per l’Islam ci sono altri parametri, non è però che non esista.
Riguardo alle crociate e alla retorica del nemico immaginario. I crociati erano amati dai civili musulmani. La passione per i tornei in ambito musulmano proviene proprio dal contatto con i crociati.
Gli studiosi arabi parlano oggi di "crociati" (anche da un punto di vista terminologico) perché sono andati a studiare in Europa e qui hanno imparato cosa sono le crociate secondo noi cristiani (cioè delle invasioni in oriente per liberare Gerusalemme). Per questo oggi una certa retorica musulmana anti-cristiana parla delle crociate. Ma le crociate furono sentite diversamente dai musulmani del tempo delle crociate.
Gli arabi hanno amato l’occidente e noi gli abbiamo delusi, proprio con le nostre democrazie tanto democratiche. Inghilterra e Francia promettevano contemporaneamente agli ebrei lo stato di Israele e agli arabi la Palestina. Arabi ed ebrei che prima andavano d’accordo e convivevano. Per questo li abbiamo delusi. E’ fallito il contatto musulmano con le democrazie occidentali.
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san Giovanni in Persiceto, 15.16/XI/2000