Si dice che a Roma, per il grande Giubileo dell'anno 2000 fossero attesi svariati milioni di persone, con conseguente intasamento delle vie d'accesso, impossibilità a trovare parcheggi liberi, treni in ritardo cronico, mezzi pubblici ridotti a scatole di sardine, aerei bloccati a terra a causa del sovraccarico e costretti quindi a percorrere le autostrade contribuendo ad aumentare il disagio degli automobilisti, navi e traghetti in balia a tempeste oceaniche ed affollati di passeggeri in preda a violento mal di mare che vo… Vabbè, non scendiamo nei particolari.
È chiaro che, di fronte ad uno scenario tanto apocalittico, anche il cristiano più fervente si sarebbe scoraggiato. Come fare per raggiungere Roma, partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù, visitare le chiese guibilari? Come proseguire il cammino iniziato qualche anno fa con il Biennio della Fede ed il Congresso Eucaristico? La risposta era contenuta nella nostra stessa domanda. In fondo, i primi devoti pellegrini che da ogni parte d'Europa si recavano a Roma, oppure a Santiago de Compostela non avevano a disposizione altro che i propri piedi per raggiungere la loro meta, e il viaggio non doveva sicuramente essere molto agevole per quei tempi: compagni di viaggio un pezzo di pane, un po' d'acqua e Qualcuno (con la Q maiuscola) che li aiutava a rialzarsi momenti più difficili, quando il passo si faceva pesante e la fatica sembrava avere il sopravvento. Così ci siamo detti: "Se loro, con i pochi mezzi a disposizione ce l'hanno fatta perché non possiamo ripercorrere le loro orme! Tanto più che, alle soglie del terzo millennio siamo forniti di zaini Anti gravity, scarpe pro-grip air torsion; tende NoLimits igloo –256ºC TooMuchWind".
È stato circa un anno fa, proprio in questo periodo, che abbiamo iniziato a fare progetti, studiare itinerari e percorsi. Tutto quanto è rimasto sulla carta fino all'inizio di Luglio (cioè tardissimo!) quando siamo riusciti a concretizzare qualcosa di definito. Ciò grazie alla generosità e all'impegno di alcune ragazze del nostro gruppo che, armate di pazienza e di una buona dose di fede nella Divina Provvidenza, hanno telefonato a varie parrocchie lungo la via per fissare le tappe e si sono sobbarcate l'organizzazione logistica.
Inizialmente avevamo previsto di percorrere in media 25/30 Km al giorno: sveglia all'alba per camminare prima che il sole diventasse troppo caldo, sosta in tarda mattinata per poi arrivare a destinazione poco prima del tramonto. Di tutto ciò abbiamo messo in pratica ben poco: più volte ci siamo svegliati quando il sole era già alto, abbiamo camminato sotto la canicola con temperature prossime ai 35ºC e siamo arrivati quando le stelle punteggiavano il cielo. Inoltre ammettiamo non senza vergogna che alcune volte abbiamo dovuto ricorrere a mezzi pubblici o al prezioso "Pulmino appoggio" per avvicinarci alla meta altrimenti irraggiungibile. Non voglio ora soffermarmi sulla cronaca del pellegrinaggio, che è peraltro riportata dettagliatamente sui siti internet www.romapiedi.3000.it oppure http://digilander.iol.it/elam/romapiedi. Preferisco tentare di rivivere insieme a voi le emozioni vissute.
Credo che un pellegrinaggio inizi molto prima della partenza: lo stesso prepararsi, spiritualmente o fisicamente fa già parte del cammino. Così, anche un allenamento sul percorso vita o un trekking preparatorio in collina si arricchiscono di un nuovo, inaspettato significato: quella meta che ogni uomo dovrebbe avere nella sua vita e di cui spesso ci dimentichiamo, travolti dai nostri piccoli problemi quotidiani che fanno sembrare ogni cosa fine solamente a se stessa. È riduttivo pensare che tutto questo sia stato semplice entusiasmo per una nuova ed eccitante esperienza.
Ogni passo, ogni luogo, ogni volto di questo pellegrinaggio sono per me ricordi preziosi:
qualche volta mi trovo a ripensare al primo giorno di cammino, quando siamo stati colti da un violento temporale a pochi Km da Sasso Marconi. Quella sera, bagnati ed infangati, avevamo proprio il morale a terra: non so ancora dove abbiamo trovato la forza per continuare quando un treno avrebbe potuto riportarci a casa in mezz'ora. Eppure non ci siamo arresi, nemmeno il giorno successivo, quando ci siamo quasi persi ed un altro temporale ci ha impedito di pranzare e ci ha costretti, al nostro arrivo, ad accendere il riscaldamento nella casa in cui eravamo ospitati. Ricordo ancora una terribile nottata trascorsa tra scorpioni (non il segno zodiacale) e "maialetti" (scrafaggius schifosus), costretti a rifugiarci dentro le nostre tende per impedire ad ospiti poco graditi di venirci a visitare nei sacchi a pelo. Sicuramente tutto questo ci ha aiutato a mettere da parte un po' di "storie" ed a pensare alle cose più vere ed essenziali.
Anche gli incontri che abbiamo fatto non ci hanno lasciato indifferenti, iniziando da un losco figuro che aveva cancellato le tracce del sentiero C.A.I. per impedirci di passare in un bosco che riteneva sua proprietà, fino all'ospitalità di coloro che ci hanno accolto o che ci hanno comunque aiutato in qualche modo: il gruppo parrocchiale che ci ha ospitato a Firenze in cui ci siamo sentiti parte della comunità, Angeli travestiti da massaie o da negozianti che ci offrivano il necessario per il pranzo, oppure che ci indicavano la strada o ancora quel frate che ci ha regalato una carriola piena di cavoli e tanti altri ancora. Ancora adesso faccio fatica a mettere ordine tra i volti, le parole, i doni che tutto questo ci ha lasciato.
In definitiva è stato un cammino di crescita in tutti i sensi: un gruppo che si è via via arricchito di persone e di contenuti: ci siamo offerti gli uni agli altri per quello che siamo ed abbiamo imparato ad accettarci nella nostra ricchezza e nella nostra povertà.
La meta "geografica" del nostro pellegrinaggio è stata Tor Vergata, dove abbiamo partecipato alle manifestazioni conclusive per la Giornata Mondiale della Gioventù. Lascio ad altri una descrizione più estesa e particolareggiata di questo evento. Personalmente ero molto perplesso: pensavo che si sarebbe risolto nel solito raduno sovraffollato e dispersivo: una specie di Live Aid, molto vicino alla descrizione che ne hanno dato a posteriori alcuni sublimi intellettuali. Cosa poteva avere a che fare tutto ciò con il nostro pellegrinaggio??
Eravamo in tanti quella notte venuti da ogni parte del mondo, ognuno di noi con il proprio cammino alle spalle, ogni cammino diverso da un altro, ognuno di noi una piccola fiammella unita a milioni di fiammelle, come per formare una sola luce: la fede nell'unico vero Dio.
Non so ancora com'è il Paradiso, ma se è così allora è splendido.
Ghibellini Alberto
articolo pubblicato su Arcobaleno dic. 2000
Qual è il dono più "visibile" ricevuto dal pellegrinaggio a Roma e dalla partecipazione alla XV Giornata Mondiale della Gioventù?
Certamente è stato acquisire o rafforzare la consapevolezza che non siamo soli nel nostro cammino di fede.
Il papa nella veglia del sabato sera ci ha detto:
"Cari giovani, è difficile credere in un mondo così? Nel duemila è difficile credere? Si! E’ difficile. Non è il caso di nasconderlo. E’ difficile, ma con l’aiuto della grazia è possibile, come Gesù spiegò a Pietro: "Né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli" (Matteo 16,17).
Questa sera vi consegnerò il Vangelo. E’ il dono che il papa vi lascia in questa veglia indimenticabile. La parola contenuta in esso è la parola di Gesù. Se l’ascolterete nel silenzio, nella preghiera, facendovi aiutare a comprenderla per la vostra vita dal consiglio saggio dei vostri sacerdoti ed educatori, allora incontrerete Cristo e lo seguirete, impegnando giorno dopo giorno la vita per Lui! In realtà, è Gesù che cercate quando sognate la felicità; è lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è lui la bellezza che tanto vi attrae; è lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è lui che vi spinge a deporre le maschere che rendono falsa la vita; è lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. E’ Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna.
Carissimi giovani, in questi nobili compiti non siete soli. Con voi ci sono le vostre famiglie, ci sono le vostre comunità, ci sono i vostri sacerdoti ed educatori, ci sono tanti di voi che nel nascondimento non si stancano di amare Cristo e di credere in lui. Nella lotta contro il peccato non siete soli: tanti come voi lottano e con la grazia del Signore vincono!"
Parole che ci entrano nel cuore come quelle di un padre che ci vuole bene e che vuole donarci ciò che di più prezioso ha: Gesù.
Parole che ci confortano e ci danno la forza per continuare il nostro pellegrinaggio terreno con una speciale missione: "Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo".
Roma a piedi.... limiti, difetti, debolezze, fatica, rinunce, adattarsi, accettarsi, persone tanto diverse tra loro che cercano di volersi bene consapevoli che solo in Gesù ce la possono fare.
Si scopre così che la fede il Signore ce l’ha donata come un tesoro che possediamo insieme.
La fede di ognuno di noi fa parte della fede della Chiesa e ogni nostro gesto d’amore, oltre a rendere felici noi stessi, può essere motivo di gioia per altre persone, anche che noi non vediamo o conosciamo. Ognuno di noi non potrebbe avere fede se non fosse sorretto dalla fede degli altri e ogni persona con la sua fede sorregge quella degli altri.
Pellegrinaggio: momento di grande grazia; Tor Vergata: siamo in tantissimi venuti per incontrare Gesù. Ma una volta tornati a casa?
Giovanni Paolo II ci incoraggia per l’ennesima volta:
"Carissimi, ritornando alle vostre terre, mettete l’Eucarestia al centro della vostra vita personale e comunitaria: amatela, adoratela, celebratela, soprattutto la Domenica, giorno del Signore. Vivete l’eucarestia testimoniando l’amore di Dio per gli uomini.
L’eucarestia è il sacramento della presenza di Cristo che si dona a noi perché ci ama. Egli ama ognuno di noi in maniera personale e unica nella vita concreta di ogni giorno: nella famiglia, tra gli amici, nello studio e nel lavoro, nel riposo e nello svago. Ci ama quando riempie di freschezza le giornate della nostra esistenza e anche quando, nell’ora del dolore, permette che la prova si abbatta su di noi: anche attraverso le prove più dure, infatti Egli ci fa sentire la sua voce.
Si, cari amici, Cristo ci ama e ci ama sempre! Ci ama anche quando lo deludiamo, quando non corrispondiamo alle sue attese nei nostri confronti. Egli non ci chiude mai le braccia della sua misericordia. Come non essere grati a questo Dio che ci ha redenti spingendosi fino alla follia della croce? A questo Dio che si è messo dalla nostra parte e vi è rimasto fino alla fine?
Celebrare l’eucarestia "mangiando la sua carne e bevendo il suo sangue" significa accettare la logica della croce e del servizio. Significa cioè testimoniare la propria disponibilità a sacrificarsi per gli altri come ha fatto Lui (...) E’ urgente cambiare strada nella direzione di Cristo, che è anche la direzione della giustizia, della solidarietà, dell’impegno per una società ed un futuro degni dell’uomo.
Questa è la nostra eucarestia, questa è la risposta che Cristo attende da noi, da voi, giovani, a conclusione di questo vostro giubileo. Gesù non ama le mezze misure, e non esita ad incalzarci con la domanda: "Volete andarvene anche voi?". Con Pietro, davanti a Cristo, Pane di vita, anche noi, oggi, vogliamo ripetere: "Signore da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna!" (Giovanni 6,68) (...)
Voi porterete l’annuncio di Cristo nel nuovo millennio. Tornando a casa, non disperdetevi. Confermate e approfondite la vostra adesione alla comunità cristiana a cui appartenete. Da Roma, dalla città di Pietro e di Paolo, il papa vi accompagna con affetto."
Siamo a casa, riusciremo a proseguire nel nostro cammino nonostante le prove, la fatica, la stanchezza, la nostra debolezza? Ci proviamo consapevoli che "tutto possiamo in Colui che ci dà la forza" (cfr. Filippesi 4,13).
Bencivenni Elena
articolo pubblicato su Arcobaleno dic. 2000
Un giovane parrocchiano qualunque si trova a non aver inventato per tempo alcun tipo di ferie o di insormontabile impegno per la metà dAgosto dellanno 2000, lanno del Giubileo, ed ecco che gli si presenta la possibilità di vivere dieci giorni di assoluta intensità fisica e spirituale. Dal 10 al 14 Agosto cè la necessità di dare accoglienza a un centinaio di giovani pellegrini polacchi in viaggio verso Roma, prima di partecipare (dal 15 al 20 Agosto), insieme a più di due milioni di giovani provenienti da tutto il mondo, alla settimana mondiale della gioventù nella città eterna.
La carica iniziale rasentava appena la sufficienza; ad Agosto fa caldo, cè un po da studiare ma anche voglia, con tutti in ferie, di riposare un po. Però pian piano diventi consapevole di come, comunque sia, questi giovani polacchi arriveranno, le famiglie si sono già impegnate ad accoglierne una ventina, i restanti saranno accolti in sale parrocchiali, tante brave (e belle!) signore si sono già accordate per sistemare e pulire le aule di catechismo che diventeranno le polish bedroom e per preparare loro da mangiare, i pochi ragazzi rimasti in parrocchia (Mela, anche se non è proprio un ragazzino, ma anche Ester, Rachele, Mattia, Giacomo, Taroz, Eugenia, Enrico, la Serra ) si rendono disponibili anche grazie alla loro conoscenza della lingua inglese. Allora ti accorgi che forse questa metà di Agosto non può essere come tutte le altre e questo Giubileo dei giovani merita di essere preparato e vissuto con intensa dedizione.
Laccoglienza dei ragazzi polacchi è stata unesperienza meravigliosa fin dai primi giorni! Dalla preparazione iniziale (programma per quei giorni, scelta delle aule da adibire a camere, cartelloni da appendere, sala S. Clelia da sistemare, spesa da fare, ) alla prima accoglienza e sistemazione, alla prima serata a Piazza Maggiore insieme ad altri 5000 giovani stranieri ospitati dalle parrocchie della Diocesi di Bologna. Si canta, si balla, si rivive in piccolo la Giornata Mondiale della Gioventù di tre anni fa a Parigi. Tante facce strane, diverse, tanti colori e bandiere che fanno rivivere una Bologna che in quei giorni dAgosto appariva vuota, silenziosa, assonnata, e calda solo dal punto di vista atmosferico.
Il giorno seguente i nostri amici sono guidati a conoscere le cose belle del capoluogo emiliano, pranzano ai giardini Margherita, vanno alle Budrie da S. Clelia, si organizza una megafesta (riuscitissima!!) alla Casa della Carità insieme a tutti i pellegrini stranieri (oltre ai nostri polacchi, slovacchi, francesi, ) ospitati dalle parrocchie limitrofe. Che divertimento! Pian piano questi ragazzi ti trasmettono la loro gioia, la voglia di stare insieme, il desiderio di conoscere qualcosa di te e dei luoghi in cui vivi, che a te ogni tanto sembrano grigi e insipidi, ma che a loro appaiono vivi e colorati. Miculai mi ha detto che gli piacciono questi posti e vorrebbe vivere qui. Era sincero. Chissà forse in questo mondo sempre più globalizzato e interetnico potrà realizzarsi anche il desiderio di questo ragazzone diciassettenne dai capelli lunghi che mi ricordava un po un giovane Fiore polacco (anchio a quelletà portavo i capelli così).
Man mano, mi rendevo conto di come il mio inglese non fosse poi così pessimo (ma solo perché anche loro, a parte qualche ragazza, non è che fossero poi particolarmente ferrati per la lingua inglese), mi accorgevo di vivere la parrocchia come una casa un po anche mia (super-manager Ubaldo mi affida qualche chiave e responsabilità, si fa tardi perché il prete polacco non vuole che alla sera i suoi ragazzi vadano in giro, si finisce per essere sempre lì ), mi perdevo in chiacchiere con le bellissime e bravissime signore (beati mariti!) che si occupavano di colazioni, pranzi, cene, pulizie (permettetemi un saluto allOriana; mamma, sorella, amica, simpatica, disponibile, premurosa. Cito lei per ricordare tutte). Che bella questa collaborazione, ognuno col suo ruolo!, tra ragazzini, giovani, adulti, preti, laici, suore (= suor Giacinta), che bella la parrocchia così, con questo slancio, questa vitalità. Questa esperienza dellaccoglienza fatta vivere alle parrocchie italiane era davvero il modo migliore per fare entrare gradualmente i giovani e i meno giovani nel clima della Giornata Mondiale della Gioventù.
La mattina del terzo giorno si va, per loro insistente richiesta, al mare. Rimini è troppo affollata e lontana (nel pomeriggio dobbiamo essere di nuovo a Bologna) e così si va udite! udite!, al Lido delle Nazioni. Il mare sembrava tutto fuorché acqua pulita, ma dopo un beach-football sulla spiaggia libera è lora di provare a tuffarsi. Io mi sforzo di esibire una faccia, se non proprio tranquilla, quanto meno indifferente, mentre questi nostri amici sono a dir poco entusiasti. Mentre si gioca e si scherza in quella pozza malata di mare e io cerco di spiegare chi il mare più pulito è nel Sud Italia, Mihau mi dice che quel mare è fantastico. In Polonia cè il mare ma è freddissimo, lontano 250 Km. dal loro paese (Poznan), e più sporco di quello ferrarese. Incredibile! Solo chi è ancora capace di accontentarsi non teme aspettative deluse. Nel pomeriggio si fa il pellegrinaggio a S. Luca, con gli altri 5000 stranieri ospitati dalla Diocesi, Messa italiano-polacca, poi si torna per una splendida cena nel cortile della Sede; come sempre bellissime e bravissime le donne cuoche della parrocchia (beati figli!). La serata insieme è fantastica. Con lausilio della Serra e di qualche altro amico si organizza qualcosa di mai visto. Un "ruba bandiera" a quattro squadre, per un centinaio di partecipanti e in tre lingue (il mio inglesemistoitaliano, linglese e il tedesco del loro prete), e di seguito un "One, two, three, in the streets of Rome" che per dimensioni non ha mai avuto precedenti simili. Che spettacolo! Erano previsti anche premi in sintonia con questo clima dilarità (un premio era una maglietta di Roby Baggio che indossava ancora la maglia della Juve ma il polacco vincitore era davvero entusiasta di quel premio, "Really thank you!"). In risposta a questi giochi, espressione anche di una cultura italiana fatta di divertimento e arte di saper arrangiarsi, i nostri amici polacchi hanno fatto partecipi anche gran parte degli spettatori presenti nel cortile di un ballo nazionale polacco semplice ma bellissimo (come bellissima era Magda la mia compagna di ballo; mai ballato con una donna così bella!). Chi cera si è davvero divertito. Alla fine cera anche chi diceva che parlavo un buon inglese!!!.
La Domenica è lultimo giorno che si rimane insieme e la Messa era stata preparata come una miscela italo-polacca di canti, letture, intenzioni, (cerano anche due chiericoni polacchi!, oltre al loro "priest"): anche questo era segno tangibile dospitalità. Mi ha colpito molto quando, verso le 11, avviandomi alla chiesa (per la verità un po assonnato perché la sera prima avevo fatto le 2,30 e Giacomo sa il perché) mi accoglie una scena indimenticabile: cento polacchi davanti al Super Bar (chiuso per ferie) provano i canti della Messa e intonano lo splendido "Emmanuel", inno della XV Giornata della Gioventù. Rimango colpito anche quando alla fine della Messa, prima della foto sui gradini della chiesa, i nostri amici continuavano a suonare i loro canti forse più semplici dei nostri ma molti gioiosi. E dopo il pranzo faraonico delle nostre bellissime e bravissime donne-mamme della parrocchia cè chi organizza un ItaliaPolonia a calcio (che mi dicono stravinto dai nostri italiani) e chi, davanti al G.P. di F.1, cerca di spiegare a 7-8 polacchi perché la Ferrari è comunque più forte, anche se la McLaren va più veloce (non è facile convincersene in italiano, figurarsi in inglese). Poi si va al Seminario di Bologna per la festa conclusiva per tutti i 5000 ospitati dalla Diocesi, dove si continua a respirare il clima della G.M.G. di Parigi 97 o di qualche incontro di Taizè. Ma ormai cè aria di partenza, si è in viaggio verso Roma, non ci si può fermare qui nella Bassa, e il mattino seguente (dopo una notte quasi in bianco perché un polaccone voleva convincersi di saper litaliano) tra foto, ringraziamenti, baci, indirizzi, si abbandona lEmilia per la città eterna. E stata unesperienza meravigliosa. Mi avete aiutato a vivere intensamente anche il mio pellegrinaggio giubilare a Roma! Ci rivedremo là, alla sequela del successore di Pietro.
Fiore (ma anche Mela), 22/VIII/2000
a cura di Basello Gian Pietro <elam@elamit.net>
san Giovanni in Persiceto, 23/VIII/2000; 20/XI/2000 restyling e testimonianze di Alberto ed Elena
si ringrazia la redazione di Arcobaleno, giornale dei giovani della parrocchia di san Giovanni Battista in san Giovanni in Persiceto (BO)